Quelli di Acquaformosa, piccolo comune in provincia di Cosenza, lo scorso anno (si parla del 2009) si erano autoproclamati ''Comune deleghistizzato'' con tanto di cartello agli ingressi del paese.
Inoltre si erano dotati anche di un Decalogo sui comportamenti da tenere in un paese “deleghistizzato”:
1. Nel nostro paese non togliamo le panchine per gli immigrati, anzi le dotiamo di cuscini. (cit. Gentilini)
2. Nel nostro paese non disinfettiamo i luoghi dove vivono gli immigrati: i nostri luoghi sono puliti naturalmente. (cit. Borghezio)
3. Nel nostro paese è vietato scrivere “forza Etna” o “forza Vesuvio”: è consentito scrivere “fate l’amore e non la guerra”. (cit. Pontida)
4. Nel nostro paese è vietato fare gli esami di dialetto per l’insegnamento nelle scuole: basta l’esame di abilitazione Nazionale.
5. Nel nostro paese non sono ammesse le ronde: è consentito il libero passeggio e lo “struscio”
6. Nel nostro paese sono abolite le magliette con scritte offensive verso l’Islam: meglio essere nudi che cretini. (cit Calderoli).
7. Nel nostro paese non si possono cantare le canzoni che inneggiano alla “monezza” di Napoli: si può cantare “O’ sole mio”. (cit. Salvini)
8. Nel nostro paese non occorre affermare di avercelo duro: tutti lo sanno già. (Cit. Bossi)
9. Nel nostro paese non si può gridare “Roma Ladrona “: si può cantare “Roma capoccia”. (Cit. Maroni)
10. Nel nostro paese Alberto da Giussano è ritenuto un dilettante al cospetto del nostro Giorgio Castriota Skanderbergh.Da Acquaformosa, dopo l' alluvione che ha messo in ginocchio il Veneto,è partita subito una sottoscrizione per aiutare quelle popolazioni stremate dalle inondazioni.
Nel Municipio del piccolo comune da alcuni giorni c'e' un grande salvadanaio che accoglierà le offerte di tutti i cittadini per gli alluvionati del nord est. A contribuire per primo è il sindaco Giovanni Manoccio. ''Devolvero' il mio stipendio di primo cittadino''. (Fonte ANSA)
mercoledì 15 maggio 2013
venerdì 19 aprile 2013
Le "prodezze" di Prodi
Fonte: pagina Facebook di Briganti
Ad Acerra possono essere bruciati i rifiuti imballati “fuori legge”: Prodi fa i conti, e dà i numeri.
Prodi, dopo la recente concessione straordinaria del CIP6 per il termodistruttore di Acerra (contributo-regalo pubblico per i termovalorizzatori, alimentato dagli utenti con il pagamento delle bollette ENEL, che è stato eliminato con l’ultima finanziaria), con l’Ordinanza n. 3657 del 29-02-2008 colpisce ancora la Campania e fa altri regali agli industriali. Con tale provvedimento (pubblicato sulla G.U. n. 51), lo “scadente” Presidente del Consiglio trincerandosi dietro la seguente frase “Per accelerare le iniziative finalizzate al superamento dello stato d'emergenza, in particolare,per consentire la messa in esercizio in tempi rapidi dell'impianto di termodistruzione sito nel comune di Acerra, e' autorizzato il trattamento e lo smaltimento di rifiuti contraddistinti dai codici CER 191212, 190501 e 190503 presso detto impianto, assicurando comunque il rispetto dei livelli delle emissioni inquinanti gia' fissati nel provvedimento di autorizzazione” ha irresponsabilmente arrecato un ulteriore danno all’ambiente e alla salute dei cittadini campani per sdoganare, di fatto, i vari milioni di balle di rifiuti disseminate nella più fertile pianura del Mediterraneo dai suoi fedeli Commissari Governativi per l’emergenza rifiuti in Campania. Mentre fino al 29 febbraio 2008 i rifiuti imballati prodotti “fuori legge” da impianti inadeguati, costruiti con soldi pubblici dalle aziende del gruppo FIBE, non valevano un euro in quanto per le loro scadenti proprietà non si sarebbero potuti bruciare nell’inceneritore di Acerra, con la citata ordinanza si sono trasformati, sulla carta, in un giacimento di combustibile. Complimenti a Prodi per la sua chiara attività preelettorale; favori di tale peso devono per forza essere ricambiati, in qualche modo! Dal momento che Prodi ha declassato a termodistruttore l’impianto di Acerra, deve essere eliminato il contributo CIP6 riservato solo a chi brucia spazzatura producendo anche energia elettrica. Tutti sanno che l’impianto di Acerra sarà completato tra la fine del 2008 e il 2009 e che una gravissima emergenza ambientale e sanitaria è prevista già per la prossima stagione calda, cioè ben prima che l’inceneritore possa essere eventualmente messo in funzione. Il titolo dell’Ordinanza di Prodi è “Disposizioni urgenti per fronteggiare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per consentire il passaggio alla gestione ordinaria.” Vi è un eccesso di potere nell’ordinare, come fatto assolutamente urgente, un’attività industriale che solo fra un anno circa potrà essere attuata? E’ evidente che l’ordinanza non diminuisce la gravità dell’emergenza rifiuti per la prossima estate; se non va a vantaggio dei cittadini campani, chi favorisce, allora? Le azioni urgenti e necessarie che potrebbero dare una svolta positiva e chiudere definitivamente l’emergenza rifiuti prima della prossima estate non mancano. Si ricordi che entro la fine della primavera 2008 sarà esaurita l’unica discarica attiva della Campania e sarebbe quanto mai necessario un concreto impegno governativo per realizzare una nuova discarica regionale modello, non inquinante, ad esempio su circa 10 ettari di una grande area militare, in modo da non creare conflitti con le popolazioni. Vari rappresentanti delle istituzioni devono dimostrare serietà e onestà intellettuale senza fare credere ai cittadini che i problemi dei rifiuti saranno risolti solo allorché l’impianto di Acerra entrerà in funzione. Ma siamo poi sicuri che potrà funzionare dopo la sua ultimazione? La commissione di Valutazione dell’Impatto Ambientale del Ministero dell’Ambiente all’inizio del 2005 aveva evidenziato che il sito di Acerra era stato scelto male in quanto già troppo inquinato e aveva prescritto che: - poteva essere utilizzato unicamente CDR rispondente alle caratteristiche indicate nel DM 05/02/98 (e non quello “fuori legge” della nuova ordinanza Prodi); - dovevano essere favorite le azioni di risanamento del suolo e delle acque; - doveva essere avviato immediatamente il piano degli interventi necessari a garantire la protezione della salute e dell’ambiente su tutto il territorio. Naturalmente non è stato realizzato il disinquinamento ambientale; anzi, una serie di azioni scellerate lo hanno incrementato, come ad esempio la dispersione di percolato sul suolo e nel sottosuolo nelle piattaforme antistanti l’impianto, come è stato più volte documentato dallo scrivente. La conferma che già attualmente l’ambiente nel quale si trova l’inceneritore è inquinato oltre i livelli massimi consentiti dalle vigenti leggi (per cui è improponibile l’accensione di un nuovo impianto) viene fornita dai Decreti dello stesso Prodi, il n.4 del 23 giugno 2006 e quello del 12 gennaio 2007(pubblicato nella Gazzetta Ufficiale italiana n. 14 del gennaio 2007) aventi come oggetto “Proroga dello stato di emergenza nel territorio del comune di Acerra, in provincia di Napoli, per fronteggiare l'inquinamento ambientale da diossina”. In questo quadro ambientale, caratterizzato da un inquinamento che già supera i valori di legge, si cala la nuova ordinanza di Prodi. Si può dire che essa rappresenti, contemporaneamente, un prezioso favore per gli industriali e un colpo mortale per i cittadini e l’economia della Campania, un attacco grave per la credibilità di quei rappresentanti delle istituzioni che sono visti sempre meno come espressione dei cittadini e che si qualificano sempre più come membri di varie associazioni che finora hanno, in diverso modo, usato la Campania come una mucca da mungere riuscendo a creare un “grave problema” (l’emergenza rifiuti) da un “non problema” (la banale raccolta e il conseguente adeguato smaltimento dei rifiuti). Prodi si è irrimediabilmente “imballato”; prima che combini altri guai dovrebbe essere mandato in un’isola oceanica dove il sole batte forte; e se dimentica la crema abbronzante e l’ombrellone, non si preoccupi! Tanto ci penserebbero i suoi amici, quelli a cui ha fatto tanti favori, come quelli che hanno costruito gli impianti CDR della Campania che producono quei rifiuti imballati “fuori legge” che ora Prodi ha trasformato in prezioso combustibile per il termodistruttore di Acerra. Ancora una volta a scapito dei cittadini campani.
Prof. Franco Ortolani - Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II 4 febbraio 2008)
Ad Acerra possono essere bruciati i rifiuti imballati “fuori legge”: Prodi fa i conti, e dà i numeri.
Prodi, dopo la recente concessione straordinaria del CIP6 per il termodistruttore di Acerra (contributo-regalo pubblico per i termovalorizzatori, alimentato dagli utenti con il pagamento delle bollette ENEL, che è stato eliminato con l’ultima finanziaria), con l’Ordinanza n. 3657 del 29-02-2008 colpisce ancora la Campania e fa altri regali agli industriali. Con tale provvedimento (pubblicato sulla G.U. n. 51), lo “scadente” Presidente del Consiglio trincerandosi dietro la seguente frase “Per accelerare le iniziative finalizzate al superamento dello stato d'emergenza, in particolare,per consentire la messa in esercizio in tempi rapidi dell'impianto di termodistruzione sito nel comune di Acerra, e' autorizzato il trattamento e lo smaltimento di rifiuti contraddistinti dai codici CER 191212, 190501 e 190503 presso detto impianto, assicurando comunque il rispetto dei livelli delle emissioni inquinanti gia' fissati nel provvedimento di autorizzazione” ha irresponsabilmente arrecato un ulteriore danno all’ambiente e alla salute dei cittadini campani per sdoganare, di fatto, i vari milioni di balle di rifiuti disseminate nella più fertile pianura del Mediterraneo dai suoi fedeli Commissari Governativi per l’emergenza rifiuti in Campania. Mentre fino al 29 febbraio 2008 i rifiuti imballati prodotti “fuori legge” da impianti inadeguati, costruiti con soldi pubblici dalle aziende del gruppo FIBE, non valevano un euro in quanto per le loro scadenti proprietà non si sarebbero potuti bruciare nell’inceneritore di Acerra, con la citata ordinanza si sono trasformati, sulla carta, in un giacimento di combustibile. Complimenti a Prodi per la sua chiara attività preelettorale; favori di tale peso devono per forza essere ricambiati, in qualche modo! Dal momento che Prodi ha declassato a termodistruttore l’impianto di Acerra, deve essere eliminato il contributo CIP6 riservato solo a chi brucia spazzatura producendo anche energia elettrica. Tutti sanno che l’impianto di Acerra sarà completato tra la fine del 2008 e il 2009 e che una gravissima emergenza ambientale e sanitaria è prevista già per la prossima stagione calda, cioè ben prima che l’inceneritore possa essere eventualmente messo in funzione. Il titolo dell’Ordinanza di Prodi è “Disposizioni urgenti per fronteggiare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per consentire il passaggio alla gestione ordinaria.” Vi è un eccesso di potere nell’ordinare, come fatto assolutamente urgente, un’attività industriale che solo fra un anno circa potrà essere attuata? E’ evidente che l’ordinanza non diminuisce la gravità dell’emergenza rifiuti per la prossima estate; se non va a vantaggio dei cittadini campani, chi favorisce, allora? Le azioni urgenti e necessarie che potrebbero dare una svolta positiva e chiudere definitivamente l’emergenza rifiuti prima della prossima estate non mancano. Si ricordi che entro la fine della primavera 2008 sarà esaurita l’unica discarica attiva della Campania e sarebbe quanto mai necessario un concreto impegno governativo per realizzare una nuova discarica regionale modello, non inquinante, ad esempio su circa 10 ettari di una grande area militare, in modo da non creare conflitti con le popolazioni. Vari rappresentanti delle istituzioni devono dimostrare serietà e onestà intellettuale senza fare credere ai cittadini che i problemi dei rifiuti saranno risolti solo allorché l’impianto di Acerra entrerà in funzione. Ma siamo poi sicuri che potrà funzionare dopo la sua ultimazione? La commissione di Valutazione dell’Impatto Ambientale del Ministero dell’Ambiente all’inizio del 2005 aveva evidenziato che il sito di Acerra era stato scelto male in quanto già troppo inquinato e aveva prescritto che: - poteva essere utilizzato unicamente CDR rispondente alle caratteristiche indicate nel DM 05/02/98 (e non quello “fuori legge” della nuova ordinanza Prodi); - dovevano essere favorite le azioni di risanamento del suolo e delle acque; - doveva essere avviato immediatamente il piano degli interventi necessari a garantire la protezione della salute e dell’ambiente su tutto il territorio. Naturalmente non è stato realizzato il disinquinamento ambientale; anzi, una serie di azioni scellerate lo hanno incrementato, come ad esempio la dispersione di percolato sul suolo e nel sottosuolo nelle piattaforme antistanti l’impianto, come è stato più volte documentato dallo scrivente. La conferma che già attualmente l’ambiente nel quale si trova l’inceneritore è inquinato oltre i livelli massimi consentiti dalle vigenti leggi (per cui è improponibile l’accensione di un nuovo impianto) viene fornita dai Decreti dello stesso Prodi, il n.4 del 23 giugno 2006 e quello del 12 gennaio 2007(pubblicato nella Gazzetta Ufficiale italiana n. 14 del gennaio 2007) aventi come oggetto “Proroga dello stato di emergenza nel territorio del comune di Acerra, in provincia di Napoli, per fronteggiare l'inquinamento ambientale da diossina”. In questo quadro ambientale, caratterizzato da un inquinamento che già supera i valori di legge, si cala la nuova ordinanza di Prodi. Si può dire che essa rappresenti, contemporaneamente, un prezioso favore per gli industriali e un colpo mortale per i cittadini e l’economia della Campania, un attacco grave per la credibilità di quei rappresentanti delle istituzioni che sono visti sempre meno come espressione dei cittadini e che si qualificano sempre più come membri di varie associazioni che finora hanno, in diverso modo, usato la Campania come una mucca da mungere riuscendo a creare un “grave problema” (l’emergenza rifiuti) da un “non problema” (la banale raccolta e il conseguente adeguato smaltimento dei rifiuti). Prodi si è irrimediabilmente “imballato”; prima che combini altri guai dovrebbe essere mandato in un’isola oceanica dove il sole batte forte; e se dimentica la crema abbronzante e l’ombrellone, non si preoccupi! Tanto ci penserebbero i suoi amici, quelli a cui ha fatto tanti favori, come quelli che hanno costruito gli impianti CDR della Campania che producono quei rifiuti imballati “fuori legge” che ora Prodi ha trasformato in prezioso combustibile per il termodistruttore di Acerra. Ancora una volta a scapito dei cittadini campani.
Prof. Franco Ortolani - Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II 4 febbraio 2008)
lunedì 4 febbraio 2013
Spaventoso:"Mi sono tatuato la faccia di Berlusconi sul braccio, ci ha salvato dai comunisti"
Un disoccupato sardo si è tatuato il volto del Cavaliere sull'avambraccio, perché a suo dire è stato miracolato da un brutto male “quello di credere alla Sinistra".
Si sa che ognuno ha i suoi santi protettori a cui votarsi. Quello che non si sa, forse, è che c'è qualcuno che quei santi li va pure a votare. E' il caso di Marino Nonnis, disoccupato di Guspini (Medio Campidano), grandissimo fan di Silvio Berlusconi. Anzi, “San Silvio Berlusconi”, così lo definisce in un'intervista all'agenzia Adnkronos, perché a suo dire gli ha fatto la grazia: salvarlo da una brutta malattia, “quella di credere alla Sinistra”. Del resto, Guspini è uno dei comuni più “rossi” di Sardegna e, anche per questo motivo, Nonnis ha deciso di onorare il suo “santo” con un tatuaggio sull'avambraccio destro.“Credo veramente, e ammiro quest’uomo, che ci ha salvato dal comunismo – afferma Nonnis mentre mostra il volto sorridente del Cavaliere, disegnato sul suo braccio– anche se qui in paese per me è dura. Sto ‘litigando’ ogni giorno con quelli di sinistra, ma difendo la mia scelta e i miei ideali di centrodestra”. E' un elettore convinto questo disoccupato sardo: “Oggi, ancor più di prima c’è necessità che Berlusconi salvi l’Italia da Bersani e Monti”. Insomma, meno male che Silvio c'è: “Io ci credo -aggiunge Nonnis – è il miracolo vero che gli italiani si aspettano”.
Si sa che ognuno ha i suoi santi protettori a cui votarsi. Quello che non si sa, forse, è che c'è qualcuno che quei santi li va pure a votare. E' il caso di Marino Nonnis, disoccupato di Guspini (Medio Campidano), grandissimo fan di Silvio Berlusconi. Anzi, “San Silvio Berlusconi”, così lo definisce in un'intervista all'agenzia Adnkronos, perché a suo dire gli ha fatto la grazia: salvarlo da una brutta malattia, “quella di credere alla Sinistra”. Del resto, Guspini è uno dei comuni più “rossi” di Sardegna e, anche per questo motivo, Nonnis ha deciso di onorare il suo “santo” con un tatuaggio sull'avambraccio destro.“Credo veramente, e ammiro quest’uomo, che ci ha salvato dal comunismo – afferma Nonnis mentre mostra il volto sorridente del Cavaliere, disegnato sul suo braccio– anche se qui in paese per me è dura. Sto ‘litigando’ ogni giorno con quelli di sinistra, ma difendo la mia scelta e i miei ideali di centrodestra”. E' un elettore convinto questo disoccupato sardo: “Oggi, ancor più di prima c’è necessità che Berlusconi salvi l’Italia da Bersani e Monti”. Insomma, meno male che Silvio c'è: “Io ci credo -aggiunge Nonnis – è il miracolo vero che gli italiani si aspettano”.
venerdì 25 gennaio 2013
Paradossi italioti: Napoli città con meno incidenti ma si paga RCA più cara d'Europa
Napoli si conferma la città della penisola e di tutto il continente europeo con la tariffa Rc Auto più alta nonostante la pubblicazione dei dati sorprendenti emersi dalla classifica sugli incidenti auto 2012 pubblicata all’inizio di quest’anno. il capoluogo partenopeo, registrato alla posizione 96, si conferma la città con meno sinistri nella classifica realizzata sul calcolo dei dati dati forniti da ISTAT e ACI sui veicoli circolanti e sul numero di incidenti avvenuti in ogni città italiana.
I capoluoghi di provincia che detengono la maglia nera come capitali degli incidenti sono: Rimini, Genova e Milano, mentre bisogna scorrere fino alla posizione 96 per trovare Napoli. Ma il dato curioso emerge dall’analisi del medesimo preventivo richiesto alla stessa compagnia assicurativa, cambiando semplicemente la residenza dell’intestatario della polizza. Questo è il risultato che emerge:
Rimini 494,00 euro
Genova 471,00 euro
Milano 409,00 euro
Napoli 909,00 euro
A Napoli assicurare un auto costa il doppio di Rimini, Genova e Milano e tutto questo risulta essere in controtendenza rispetto ai dati pubblicati dal rapporto Aci Istat, perché? Si accende sempre più il dibattito sulle proteste nel paese da parte di cittadini esausti e delle associazioni consumatori nei confronti delle società assicurative, le cui tariffe non risultano essere in linea con le medie europee e talvolta aventi costi “dubbi” che raggiungono talvolta enormi differenze di costo anche tra comuni limitrofi e distanti tra loro pochi chilometri.
Alcune associazioni del territorio campano dichiarano che sia in atto una vera e propria truffa discriminatoria ai danni degli automobilisti napoletani. Oltre a Napoli, tra le città con meno incidenti auto registriamo Benevento, Avellino, Cosenza, Potenza, Campobasso ,Isernia, Agrigento, Enna Oristano e Nuoro, tutte città del meridione.
Il secondo dato curioso, che emerge dalla classifica sui sinistri pubblicata, è che le città dove si verifica un numero maggiore di incidenti stradali si trovano al Centro e al Nord, e per trovare l’unica tra le città del nord con minor numero di sinistri dobbiamo arrivare alla posizione 108 occupata da Aosta,dato evidentemente condizionato dal minor numero di auto circolanti.
urbanpost.it
giovedì 24 gennaio 2013
Salviamo Sibari
Aiutiamo il Parco Archeologico di Sibari…
COME?:
1) Firmando l’appello organizzato dal Quotidiano della Calabria per sollecitare l’attenzione del Capo dello Stato sulla grave situazione; per farlo basta inviare una mail, comunicando il proprio nome e cognome, la qualifica, la località in cui si esercita la professione, e un proprio recapito mail all’indirizzo: salviamosibari@finedit.com
2) Contattare redazioni dei media nazionali richiedendo che venga posta la giusta attenzione verso uno dei luoghi simbolo della civiltà (anche le pagine sociali delle redazioni giornalistiche vanno bene).
3) Facendo conoscere alle Vostre cerchie di amici la situazione attuale al Parco Archeologico della Sibaritide…
4) Ancora, aderendo come Volontari. Attenzione però, facendo seguito all’appello fatto dall’Archeologa e Responsabile dell’area, la Dott.ssa Silvana Luppino, per meglio canalizzare ed ottimizzare la voglia di aiutare di eventuali volontari che vorrebbero partecipare aderendo all’appello… confermiamo che il supporto di volontari sarà indispensabile a breve, è necessario e fondamentale che, chi può e vuole proporsi per contribuire a riportare al suo splendore un luogo così importante, invii prima una mail con oggetto “volontario sibaritide” a: sba-cal@beniculturali.it
all’attenzione della Soprintendente regionale Dott.ssa Simonetta Bonomi e per conoscenza all’Architetto Silvana Luppino specificando tempi e modi della propria disponibilità alla collaborazione.
all’attenzione della Soprintendente regionale Dott.ssa Simonetta Bonomi e per conoscenza all’Architetto Silvana Luppino specificando tempi e modi della propria disponibilità alla collaborazione.
Quindi, cosa aspetti, aiutaci a salvare anche la Tua Storia, aiuta a fare avere a questa terra il Suo Futuro!
venerdì 11 gennaio 2013
Il 14 gennaio 2013 sarà votata la mozione del Comitato No Lombroso. Diamo una mano!
La mail inviata a tutti i sottoscrittori della petizione No Lombroso. FATE GIRARE!
Gentilissimi sottoscrittori della petizione No Lombroso, Lunedì prossimo 14 gennaio 2013 sarà votata la mozione del nostro Comitato portata in discussione dal consigliere Domenico Mangone. Il dibattito sarà accesissimo e come molti di voi già sanno, i giornali nazionali ne hanno parlato tutti. Se il consiglio comunale di Torino voterà a favore della nostra mozione sarà una vittoria decisiva del nostro Comitato per conseguire la restituzione dei resti di Giuseppe Villella e non solo, e per la loro debita sepoltura. Sarebbe una vittoria epocale contro i rigurgiti di razzismo di cui il Museo Lombroso è testimonianza attiva.
E' evidente che maggiore sarà il numero di mail che i consiglieri riceveranno e maggiore sarà la probabilità che la mozione passi.
Vi incolliamo sotto Oggetto e testo della mail che dovreste inviare e naturalmente l'elenco degli indirizzi mail dei consiglieri
E' evidente che maggiore sarà il numero di mail che i consiglieri riceveranno e maggiore sarà la probabilità che la mozione passi.
Vi incolliamo sotto Oggetto e testo della mail che dovreste inviare e naturalmente l'elenco degli indirizzi mail dei consiglieri
Procedura solita di invio mail con il vostro programma preferito: Copiate ed incollate tutto il pacchetto degli indirizzi di posta sottoriportati in Destinatario e per sicurezza il vostro indirizzo mail in CopiaConoscenza per avere conferma dell'avvenuto reale invio, idem per il soggetto e idem per il testo ricordandovi di mettere in calce il vostro nome e cognome.
Grazie di cuore per l'aiuto,
Comitato No Lombroso (Domenico Iannantuoni)
Comitato No Lombroso (Domenico Iannantuoni)
Soggetto: Mozione Domenico Mangone "Sepoltura resti umani di Giuseppe Villella"
Gentile Consigliere della Città di Torino,
ti chiediamo di sostenere la mozione presentata dal Dott. Domenico Mangone riguardante la legittima, etica
e cristiana sepoltura delle spoglie trattenute nel museo "Cesare Lombroso" di Torino.
Mozione che verrà posta in votazione lunedì 14 p.v.
ti chiediamo di sostenere la mozione presentata dal Dott. Domenico Mangone riguardante la legittima, etica
e cristiana sepoltura delle spoglie trattenute nel museo "Cesare Lombroso" di Torino.
Mozione che verrà posta in votazione lunedì 14 p.v.
Grato per quanto potrai fare,
Nome e Cognome
Nome e Cognome
<paola.ambrogio@tin.it>, <paola.ambrogio@regione.piemonte.it>, <paola.ambrogio@comune.torino.it>, <ferdinando.berthier@libero.it>, <ferdinando.berthier@comune.torino.it>, <vittorio.bertola@movimentotorino.it>, <vittorio.bertola@comune.torino.it>, <mimmo.carretta74@gmail.com>, <domenico.carretta@comune.torino.it>, <avv.cassiani@libero.it>, <luca.cassiani@comune.torino.it>, <marcogrimalditorino@gmail.com>, <marco.grimaldi@comune.torino.it>, <vicepresidente.levi@comune.torino.it>, <plm@pieralevimontalcini.it>, <info@enzoliardo.it>, <liardoe@email.it>, <enzo.liardo@comune.torino.it>, <lorusso.stefano@gmail.com>, <stefano.lorusso@comune.torino.it>, <comunicazione.gruppopd@comune.torino.it>, <domenico.mangone@comune.torino.it>, <mangonemimmo@gmail.com>, <alberto.musy@musybiancoassociati.it>, <terzopolo@comune.torino.it>, <alberto.musy@comune.torino.it>, <giovanniporcino@libero.it>, <giovanni.porcino@comune.torino.it>, <misto-maggioranza@comune.torino.it>, <fabrixio.ricca@gmail.com>, <fabrizio.ricca@comune.torino.it>, <nicla.lavilla@comune.torino.it>, <fli@comune.torino.it>, <federica.scanderebech@hotmail.it>, <federica.scanderebech@comune.torino.it>, <andreatronzano@hotmail.com>,andrea.tronzano@comune.torino.it, info@may-c.it
venerdì 28 dicembre 2012
Agghiaccianti testimonianze sui "soccorsi" del terremoto di Messina del 1908
Un giovinetto sui quindici anni, bello, biondo, ricciuto, dalle fattezze delicate e che a tutt'i segni pareva di gentile lignaggio [...] s'era salvato per un prodigio e, avendo trovato una camicia e un paio di pantaloni fra le macerie, li aveva raccattati per vestirsi. Arrestato (per sciacallaggio)... andava chiamando invano "mamma! mamma!". Il buon maggiore guardò la creatura supplichevole, guardò i carabinieri accigliati [...]. Si voltò dall'altra parte e ordinò:"Fate il vostro dovere", riferisce un cronista e testimone, Giovanni Alfredo Cesareo. Fucilato!
Un vecchio si avvicinava piangendo a un gruppo di soldati "richiede d'aiuto, perché la sua figliola gemeva viva ancora sotto le macerie. Non possiamo - gli risposero: Aspettiamo il nostro capitano", riferisce Longo. E poi: "Gemeva la famiglia Borzì, sotto le macerie [...] i genitori e altri figli erano ancora in condizioni tali da poter essere salvati [...]. Un ufficiale di fanteria li sentì - li vide ed ebbe l'empio coraggio di andare oltre, mormorando: Ho da fare".
Goffredo Bellonci, del "Giornale d'Italia", racconta di "un vecchio bianco, curvo, con gli occhi aridi e un tight frusto" che "domanda ad ogni minuto", all'onorevole Micheli (uno dei veri eroi civili, di quel disastro, per quanto bene fece, al fine di risollevare le condizioni e il morale dei sopravvissuti):"Mi dà il permesso di prendere mio figlio?". Il corpo del ragazzo è sotto le macerie e il padre non vuole che imputridisca sotto la pioggia, vorrebbe almeno rispettare i resti. Ma nemmeno l'onorevole può contraddire l'ordine del generale Mazza, il vecchio rischierebbe d'essere giustiziato sul posto. Nel muto imbarazzo dell'interpellato, l'uomo continua la sua cantilena:"Mi dà il permesso, onorevole?". Il giornalista si allontana sconvolto.
"Lasciate che io riveli la miseria di questa spedizione governativa, che non ha provveduto a nulla e a nessuno [...] sono morti di inazione e di soffocazione parecchie migliaia di uomini sepolti". Il Duca di Genova arrivò a Messina tre giorni dopo il sisma, "con a bordo 3200 uomini di truppa, barelle e altra roba, scarsa sì, ma di pronto soccorso", annota Longo: ma nessuno e niente scese dalla nave, per tre giorni, perché il generale Mazza non aveva completato i suoi piani.
Un cronista narrò che i superstiti di Villa San Giovanni tentarono invano, per giorni, di attirare l'attenzione di possibili soccorritori:" Passavano navi italiane, si gridava, si tiravano fucilate: esse proseguivano. Era l'esclusione totale dal mondo dei viventi, mentre i feriti gemevano, i morti imputridivano.... Cinquecento persone di più sono morte per mancanza di soccorsi".
Fonte: Pino Aprile, "Giù al Sud".
Un vecchio si avvicinava piangendo a un gruppo di soldati "richiede d'aiuto, perché la sua figliola gemeva viva ancora sotto le macerie. Non possiamo - gli risposero: Aspettiamo il nostro capitano", riferisce Longo. E poi: "Gemeva la famiglia Borzì, sotto le macerie [...] i genitori e altri figli erano ancora in condizioni tali da poter essere salvati [...]. Un ufficiale di fanteria li sentì - li vide ed ebbe l'empio coraggio di andare oltre, mormorando: Ho da fare".
Goffredo Bellonci, del "Giornale d'Italia", racconta di "un vecchio bianco, curvo, con gli occhi aridi e un tight frusto" che "domanda ad ogni minuto", all'onorevole Micheli (uno dei veri eroi civili, di quel disastro, per quanto bene fece, al fine di risollevare le condizioni e il morale dei sopravvissuti):"Mi dà il permesso di prendere mio figlio?". Il corpo del ragazzo è sotto le macerie e il padre non vuole che imputridisca sotto la pioggia, vorrebbe almeno rispettare i resti. Ma nemmeno l'onorevole può contraddire l'ordine del generale Mazza, il vecchio rischierebbe d'essere giustiziato sul posto. Nel muto imbarazzo dell'interpellato, l'uomo continua la sua cantilena:"Mi dà il permesso, onorevole?". Il giornalista si allontana sconvolto.
"Lasciate che io riveli la miseria di questa spedizione governativa, che non ha provveduto a nulla e a nessuno [...] sono morti di inazione e di soffocazione parecchie migliaia di uomini sepolti". Il Duca di Genova arrivò a Messina tre giorni dopo il sisma, "con a bordo 3200 uomini di truppa, barelle e altra roba, scarsa sì, ma di pronto soccorso", annota Longo: ma nessuno e niente scese dalla nave, per tre giorni, perché il generale Mazza non aveva completato i suoi piani.
Un cronista narrò che i superstiti di Villa San Giovanni tentarono invano, per giorni, di attirare l'attenzione di possibili soccorritori:" Passavano navi italiane, si gridava, si tiravano fucilate: esse proseguivano. Era l'esclusione totale dal mondo dei viventi, mentre i feriti gemevano, i morti imputridivano.... Cinquecento persone di più sono morte per mancanza di soccorsi".
Fonte: Pino Aprile, "Giù al Sud".
giovedì 20 dicembre 2012
Mail inviata a Striscia la Notizia
Ho inviato questa mail di protesta all'indirizzo:
gabibbo@mediaset.it
per l'indecente drammatizzazione effettuata ai danni dei napoletani.
Vi invito a fare lo stesso.
Gentile Redazione di Striscia la Notzia,
gabibbo@mediaset.it
per l'indecente drammatizzazione effettuata ai danni dei napoletani.
Vi invito a fare lo stesso.
Gentile Redazione di Striscia la Notzia,
Sono rimasto alquanto deluso dopo aver preso visione dello spezzone mandato in onda durante la puntata del 19 dicembre 2012 a proposito dei furti nei parcheggi al supermercato. Siete partiti con un intento nobile: mettere in guardia persone vulnerabili e ingenue, come le persone anziane, da truffatori da due soldi. E poi? Cosa è successo? Siete caduti come pere cotte sulla drammatizzazione dei suddetti furti, vi siete autoimprigionati in pregiudizi e luoghi comuni che una televisione vista da tutti gli italiani come voi non può permettersi.
Era proprio necessario far parlare in napoletano i truffatori e in milanese le vittime? Per qualche motivo avete fatto tutto ciò? Era così difficile assumere dei doppiatori con un neutro accento italiano? Io non credo ai complottismi, però sono cose che mi danno da pensare; cose che dicono che gli italiani non sono ancora tutti uguali; cose che testimoniano ancora dei tentativi di denigrazione e di diffamazione degli uni rispetto agli altri. Ripeto la mia delusione nei vostri confronti.
Buona serata.
lunedì 17 dicembre 2012
Il decreto di Ferdinando I di Borbone sull'immigrazione del 17 dicembre 1817
Ecco il decreto promulgato il 17 dicembre 1817 da Ferdinando I sull'immigrazione all'interno del Regno Delle Due Sicilie. Anche qui il Sud era avanti anni luce rispetto alle altre nazioni anche dell'attuale Italia.
“Ferdinando I, Per la grazia di Dio, Re del Regno delle Due Sicilie, di Gerusalemme, Infante di Spagna, Duca di Parma, Piacenza, Castro, Gran Principe ereditario di Toscana”, è la sequenza dei titoli che precedono il testo della legge che, sin dal preambolo, chiarisce che a poter beneficiare della concessione della cittadinanza potranno essere solo chi è utile allo Stato: “Volendo dare un attestato della nostra benevolenza verso di quegli stranieri i quali pe’ loro talenti, pe’ loro mezzi, o per via di contratti vincoli si rendono giovevoli allo Stato, con accordar loro il godimento di quei diritti, che dalla naturalizzazione risultano …Abbiamo risoluto di sanzionare, e sanzioniamo la seguente legge”.
Nell’articolo I si precisa che “potranno essere ammessi al beneficio della naturalizzazione del nostro regno delle Due Sicilie”, nell’ordine:
1. Gli stranieri che hanno renduto, o che renderanno importanti servizi allo Stato;
2. Quelli che porteranno dentro lo Stato de talenti distinti, delle invenzioni, o delle industrie utili;
3. Quelli che avranno acquistato nel regno beni stabili, su i quali graviti un peso fondiario almeno di ducati cento all’anno.
Al requisito indicato né suddetti numeri 1, 2, 3 debbe accoppiarsi l’altro del domicilio nel territorio del regno almeno per un anno consecutivo.
4. Quelli che abbiano avuta la residenza nel regno per dieci anni consecutivi, e che provino avere onesti mezzi di sussistenza; o che vi abbiano avuta la residenza per cinque anni consecutivi, avendo sposata una nazionale.
lunedì 3 dicembre 2012
Il manifesto di Donatella Galli NON è un fake
Ha fatto il giro del web questo manifesto apparso dopo il commento della leghista Donatella Galli su Facebook in cui inneggiava al Vesuvio, all'Etna e al Marsili per far scomparire il Sud:
Arriva pronta la rettifica della diretta interessata, minacciando anche battaglie legali contro chi ha preso la sua foto, modificata e distribuita. Non voglio entrare nel merito delle frasi, considerate vergognose e inqualificabili da chiunque sia sano di mente e con un briciolo di cultura e umanità. Ma si è davvero certi che questo sia un "fake"?
Analizzando ogni frase del manifesto si ottiene tale riscontro:
- Io sono una BASTARDA leghista e me ne vanto: frase che non sorprende nessuno che conosca bene la Lega, anzi, in piena sintonia con il linguaggio rozzo intrinseco nell' "ideologia" leghista;
- Voglio che il Vesuvio e l'Etna facciano una strage di meridionali: su Facebook, sotto l'immagine satellitare ritoccata di un'Italia senza il Sud, commentò:"Forza Etna, forza Vesuvio, forza Marsili". Il commento è veritiero, concreto e verificabile al 101%, quindi non c'è proprio nulla di falso;
- I meridionali per me come erano gli Ebrei per Hitler e vanno messi nei forni: questa è l'affermazione che più potrebbe far riflettere: sarebbe un vero suicidio politico-giudiziario inneggiare Hitler e alla Shoa in un manifesto pubblico. Una volta che il sangue sia defluito dal cervello, si potrebbe ragionare e perdere la fede dell'autenticità del manifesto. Vorrei, però, ricordare che stiamo parlando della Lega, partito anticostituzionale, palesemente xenofobo e razzista che siede in Parlamento in barba a qualsiasi norma civile, morale, culturale e giuridica. Inoltre, da un partito che pubblicò un manifesto (autentico al 100%) come quello riportato a fianco, ci si può aspettare di tutto:
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In conclusione:
Dov'è il falso? Dove sono le bugie? Si può dire che non l'ha creato di proprio pugno e di non spontanea volontà, ma i medesimi concetti sono stati ribaditi numerosissime volte sia da lei che dai suoi colleghi. L'affermazione riguardate Hitler è anch'essa veritiera in quanto solo una diretta conseguenza delle sue parole.
venerdì 30 novembre 2012
La diffidenza e il pregiudizio Piemontese descritti anche nel Gattopardo
La concezione del Sud posseduta da chi pretende di essere chiamato patriota, la freddezza, la diffidenza, il pregiudizio degli "illuminati governatori", degli "amanti della libertà" piemontese è ben descritta in molti testi e in molti documenti. Nella varia letteratura, vorrei farvi leggere questo estratto del Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa:
"La corriera giunse sul far della notte con la sua guardia armata a cassetta e con lo scarso carico di volti chiusi. Da essa discese anche Chevalley di Monterzurolo, riconoscibile subito dall'aspetto esterrefatto e dal sorrisetto guardingo; egli si trovava da un mese in Sicilia, nella parte più strenuamente indigena dell'isola per di più, e vi era stato sbalzato dritto dritto dalla propria terricciuola del Monferrato. Di natura timide e congenitamente burocratica si trovava molto a disagio.
Aveva avuto la testa imbottita da quei racconti briganteschi mediante i quali i Siciliani amavano saggiare la resistenza nervosa dei nuovi arrivati e da un mese individuava un sicario in ciascun usciere del proprio ufficio ed un pugnale in ogni tagliacarte di legno sul proprio scrittorio; inoltre, la cucina all'olio aveva da un mese posto in disordine le sue viscere.
Adesso se ne stava lì, nel crepuscolo, con la sua valigetta di tela bigia e guastava l'aspetto privo di qualsiasi civetteria della strada in mezzo alla quale era stato scaricato; l'iscrizione "Corso Vittorio Emanuele" che con i suoi caratteri azzurri su fondo bianco ornava la casa in sfacelo che gli stava di fronte, non bastava a convincerlo che si trovasse in un posto che dopo tutto era la sua stessa nazione;
e non osava rivolgersi ad alcuno dei contadini addossati alle case come cariatidi, sicuro di non essere compreso e timoroso di ricevere una gratuita coltellata nelle budella sua che gli erano care benché sconvolte. [...]
A cena mangiò bene per la prima volta da quando aveva toccato le sponde sicule, e l'avvenenza delle ragazze, l'austerità di Padre Pirrone e le grandi maniere di Don Fabrizio lo convinsero che il palazzo di Donnafugata non era l'antro del bandito Capraro e che da esso sarebbe probabilmente uscito vivo; ciò che più lo consolò fu la presenza di Caviraghi che, come apprese, abitava lì da dieci giorni ed aveva l'aria di star benissimo ed anche di essere un grande amico di quel giovanottino Falconieri, amicizia questa tra un siciliano ed un lombardo che gli apparve miracolosa"
lunedì 22 ottobre 2012
Email inviata all'Odg del Piemonte per chiedere la radiazione di Giovanni Amandola
Ho invitato questa email all'Ordine dei Giornalisti del Pimonte. Vi invito a farlo anche voi all'indirizzo info.ordine@odgpiemonte.it
Buonasera,
Se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2065.
Se l'offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore ad euro 516.
Se l'offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate. »
Buonasera,
sicuramente non sono l'unico che vi scrive per discutere del medesimo argomento; di certo avete avuto tutto il tempo di esaminare l'accaduto. Non occorre che mostri altri video che riprendano la vergognosa gaffe di Amandola.
Credo, però, che i primi ad essere danneggiati, alla fin dei conti, siate voi, dell'Odg Piemonte. Di sicuro, il vostro collega è solo una mela marcia in una rispettabile cassetta, come accade dappertutto. Non volete far sì che questa "macchia" venga lavata? Non considerate offensivo, anche e soprattutto per la vostra categoria, che un tale frustrato condivida la nomea di giornalisti con eroi del calibro di Giancarlo Siani e, anche se non propriamente, Peppino Impastato?
La Rai già se n'è lavata le mani sospendendolo, voi fate di più: radiatelo dal vostro Ordine. C'è tanta brava e operosa gente finita disgraziatamente licenziata per inezie; non posso credere che la stessa sorte non la condivida lui che se la merita più di chiunque altro.
Io vorrei ricordarvi due avvenimenti:
1) Le Guerre Jugoslave iniziarono proprio in uno stadio. Onde evitare di finire come in quei tragici giorni, bloccate sul nascere certi cori idioti e date un segnale forte, una punizione esemplare, che serva d'ammonimento a tutti i facinorosi, agli ignoranti e ai violenti invitandoli a scaricare le proprie frustrazioni altrove e in altri contesti. Questo sarebbe un grande passo avanti per un'Italia unita e migliore.
2) Tenete presente questa norme del Codice Penale: Art. 595 del Codice Penale:
« Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1032.Se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2065.
Se l'offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore ad euro 516.
Se l'offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate. »
Il minimo che possiate fare è una radiazione. Fatelo per voi stessi e per tutti gli abitanti dell'Italia.
Grazie per l'ascolto
sabato 13 ottobre 2012
Ecco la mail spedita dal sottoscritto per protestare contro Mimmo Pesce, pupazzo anti-napoletano di 7Gold
Ecco la la mail spedita dal sottoscritto per protestare contro Mimmo Pesce, il pupazzo anti-napoletano creato da 7Gold. Vi invito ad imitarmi scrivendo a direttastadio@7gold.tv.

Gentile Redazione,
Gentile Redazione,
Non sono un appassionato della vostra trasmissione, ma non disprezzo qualche video preso a caso dal web per fare due sane risate sulla follia del tifoso medio italiano. I commentatori-tifosi della vostra trasmissione sono naturali, sono genuini, spontanei, anche divertenti. E non capisco perché questa norma non debba essere estesa anche al Napoli.
Veda, io non sono tifoso acceso del Napoli, ma solo un profondo amatore della Storia e della Cultura del Sud Italia intero e, quando gioca il Napoli, gioca la mia Capitale e la sua rappresentanza. Come al solito, appena si tocca il Sud (in questo caso la sua squadra più famosa, forte e titolata) si prescinde da qualsiasi valore sportivo e si sfora nel sociale e, nel 90% dei casi, nel razzismo assolutamente fuori luogo. Un emblema che dimostra la veridicità delle mie parole è il "tifoso" del Napoli che avete ingaggiato in studio, tale Mimmo Pesce. Ho ragione di credere che costui sia un burattino creato ad hoc per screditare la Storia e il Popolo di Napoli, già sufficientemente martoriati dalla storiografia ufficiale fascio-savoiarda e dalle televisioni.
Posso dire che nessuno (e, ripeto, NESSUNO) dei tifosi del Napoli con i quali ho assistito ad una partita sia così forzato e strambo nei movimenti e nelle esultanze. Per non parlare del peperoncino, delle cornucopie e degli altri oggetti scaccia-jella presenti della cultura napoletana, ma qui banalizzati e sdoganati secondo ogni parametro stereotipato, per soddisfare ogni cliché possibile. Se a questo, poi, aggiungiamo che il "tifoso" del Napoli sia l'unico che si alza, urli, crei scompiglio in studio come un giullare alla corte di un re deviato, allora lasciatemi dubitare della buona fede sia vostra che sua.
"I soldi fanno tornar la vista ai ciechi" si dice dalle mie parti e mai occasione fu tanto adeguata ad esprimere un proverbio. Costui non conosce niente né di Napoli né del Napoli; si è calato le braghe inanzi ai forti poteri (del Nord), ha venduto la sua Tradizione, la sua Cultura e la sua Storia per trenta denari (ma la cifra intascata sarà senz'altro molto più elevata ) e voi avete alimentato e aizzato questo ascaro. Io non voglio assolutamente sforare dal tema calcistico (come fate voi) e decido di fermarmi qui e risparmiarvi la storia della denigrazione ai danni dei napoletani che si protrae dai tempi di Ferdinando II di Borbone.
Però ho bisogna di fare una richiesta: torniamo a parlare di calcio. Lasciamo stare il resto. La vostra è una trasmissione calcistica e non ha alcun diritto di offendere e denigrare la storia mia e del mio popolo. Vi state comportando come la peggior diffusione cortigiana di regime, siete uno strumento in mano ai padroni per ridicolizzare e attentare alla dignità del nemico. Cortesemente, dite a Mimmo Pesce di darsi una calmata e di comportarsi come tutti gli altri in studio. Cortesemente, fermate questo pupazzo.
Grazie per l'ascolto.
mercoledì 3 ottobre 2012
Cori razzisti allo stadio? La colpa è di chi non denuncia
Come è noto a chiunque segua il calcio con una certa costanza, negli stadi si verificano ripetuti e ignorati episodi di razzismo. Ne sono vittima i "classici" neri e ebrei. Ma, oltre queste categorie "antiche", se n'è aggiunta un'altra: i meridionali.
Non mi scandalizzo; il razzismo anti-meridionale è stato il leitmotiv dell'unificazione italiana, le cose sono andate peggiorando nel corso di questi (ormai) 152 anni e non mi aspetto che un luogo frequentato generalmente da gente di ceto medio-basso venga esentato o risanato di punto in bianco.
Tuttavia, ci sono delle disparità, è in corso un vero e proprio complotto, così lapalissiane che è impossibile non spenderci qualche riflessione. Tutto il razzismo anti-meridionale viene vomitato, calcisticamente parlando, per la stragrande maggioranza sul Napoli, squadra di gran lunga più prestigiosa, più famosa e più forte di tutto il Sud.
Qualsiasi trasferta fatta dal Napoli da Roma in su (ho notato che ci sono casi anche all'interno stesso del Sud, ma non lo considero razzismo: è nient'altro che la Pura Essenza della stupidità, del provincialismo, della schiavitù soggiogata loro dai poteri nordisti che mirano a creare zizzania all'interno dei propri sudditi; una tristissima lotta tra poveri sulla quale non mi vorrei attardare maggiormente) è costellata da feroci striscioni e violenti cori, le cui parole non pronuncerò certo qui per non insozzare il blog. Sarà sufficiente, per chi desidera approfondire l'argomento, un giro per il web.
Il fenomeno è diventato abbastanza frequente da una ventina d'anni a questa parte e da allora non accenna a diminuire. Come un erbaccia che prolifera in una condizione di abbandono, questi episodi sono diventati ormai una consuetudine e nessuno (ripeto, nessuno) tra televisioni e giornali segnala i fattacci, né creano una campagna di sensibilizzazione. Solo alcune trasmissioni radiofoniche e siti internet (ma, ultimamente, si sono assuefatti anche questi) dedicati al Napoli ne parlano, oltre, ovviamente, i movimenti e blog meridionalisti (come quello di Angelo Forgione) che denunciano incessantemente il tutto.
Intendiamoci (inutile fare moralismo) : lo sfottò, in una logica di stadio ci sta benissimo. Ma, francamente, vedersi augurare una nuova eruzione del Vesuvio o una nuova epidemia di colera, mi pare un po' troppo.
Le televisioni tacciono, i giornali idem, il giudice sportivo è solo un ignobile razzista che punisce il Napoli per legittimi fischi all'inno con un atto incostituzionale e autarchico, e sorvola, chiude gli occhi e si tappa le orecchie ogni domenica. Vero, ma il cuore della questione è ciò che ho detto poc'anzi: le mancate denuncia da chi di dovere.
Ricordo il Governatore Enrico Rossi schierarsi in prima linea a difesa della sua terra quando una filiera annunciò che non sarebbe mai più tornata in Toscana; ricordo il portiere giapponese di una squadra francese uscire dal campo per proteste dopo aver udito i cori avversari inneggianti Fukushima; ricordo l'ex-giocatore nero del Messina, Zoro, prendere il pallone e uscire dal campo in risposta ai 'buuh' razzisti; ricordo il polverone sollevatosi per Balotelli.
Tutti questi episodi derivano da una denuncia dei diretti interessati: le associazioni ebraiche effettuano una sorveglianza costante di web e televisioni per denunciare insulti nei loro confronti. Perché i meridionali (in questo caso, i napoletani) non agiscono nella stessa maniera? Se questi episodi ci sembrano tanto gravi, eppure nessuno denuncia, nessuno dice una parole, perché dovrebbero smettere? Fossi al loro posto, penserei legittimamente che, evidentemente, non costituisce loro una grave offesa. Per cui vado avanti. E lo esporto all'estero (vedi Liverpool dell'Europa League di due anni fa): nessuno in Italia ha mai detto una parola, perché dovrebbero dirmi qualcosa all'estero? Evidentemente, non è un insulto, per loro.
E come mai vige quest'omertà, questo disinteresse? Dove sono i rappresentati di e del Napoli? Dov'è De Magistris, il sindaco? Dov'è De Laurentiis, il presidente del Napoli? Dov'è Paolo Cannavaro, napoletano, il capitano? Sono sordi? Sono ciechi? Sono strafottenti? Direi che la terza opzione sia la più probabile.
I primi complici dello scempio che avviene quasi ogni domenica sono i napoletani stessi. E sono loro gli artefici di questa denigrazione. Nietzsche diceva che non impedire che un male evitabile avvenga equivale a commetterlo. Il rispetto è un diritto acquisito solo nel linguaggio della retorica. Il rispetto va guadagnato, sempre.
Non mi scandalizzo; il razzismo anti-meridionale è stato il leitmotiv dell'unificazione italiana, le cose sono andate peggiorando nel corso di questi (ormai) 152 anni e non mi aspetto che un luogo frequentato generalmente da gente di ceto medio-basso venga esentato o risanato di punto in bianco.
Tuttavia, ci sono delle disparità, è in corso un vero e proprio complotto, così lapalissiane che è impossibile non spenderci qualche riflessione. Tutto il razzismo anti-meridionale viene vomitato, calcisticamente parlando, per la stragrande maggioranza sul Napoli, squadra di gran lunga più prestigiosa, più famosa e più forte di tutto il Sud.
Qualsiasi trasferta fatta dal Napoli da Roma in su (ho notato che ci sono casi anche all'interno stesso del Sud, ma non lo considero razzismo: è nient'altro che la Pura Essenza della stupidità, del provincialismo, della schiavitù soggiogata loro dai poteri nordisti che mirano a creare zizzania all'interno dei propri sudditi; una tristissima lotta tra poveri sulla quale non mi vorrei attardare maggiormente) è costellata da feroci striscioni e violenti cori, le cui parole non pronuncerò certo qui per non insozzare il blog. Sarà sufficiente, per chi desidera approfondire l'argomento, un giro per il web.
Il fenomeno è diventato abbastanza frequente da una ventina d'anni a questa parte e da allora non accenna a diminuire. Come un erbaccia che prolifera in una condizione di abbandono, questi episodi sono diventati ormai una consuetudine e nessuno (ripeto, nessuno) tra televisioni e giornali segnala i fattacci, né creano una campagna di sensibilizzazione. Solo alcune trasmissioni radiofoniche e siti internet (ma, ultimamente, si sono assuefatti anche questi) dedicati al Napoli ne parlano, oltre, ovviamente, i movimenti e blog meridionalisti (come quello di Angelo Forgione) che denunciano incessantemente il tutto.
Intendiamoci (inutile fare moralismo) : lo sfottò, in una logica di stadio ci sta benissimo. Ma, francamente, vedersi augurare una nuova eruzione del Vesuvio o una nuova epidemia di colera, mi pare un po' troppo.
Le televisioni tacciono, i giornali idem, il giudice sportivo è solo un ignobile razzista che punisce il Napoli per legittimi fischi all'inno con un atto incostituzionale e autarchico, e sorvola, chiude gli occhi e si tappa le orecchie ogni domenica. Vero, ma il cuore della questione è ciò che ho detto poc'anzi: le mancate denuncia da chi di dovere.
Ricordo il Governatore Enrico Rossi schierarsi in prima linea a difesa della sua terra quando una filiera annunciò che non sarebbe mai più tornata in Toscana; ricordo il portiere giapponese di una squadra francese uscire dal campo per proteste dopo aver udito i cori avversari inneggianti Fukushima; ricordo l'ex-giocatore nero del Messina, Zoro, prendere il pallone e uscire dal campo in risposta ai 'buuh' razzisti; ricordo il polverone sollevatosi per Balotelli.
Tutti questi episodi derivano da una denuncia dei diretti interessati: le associazioni ebraiche effettuano una sorveglianza costante di web e televisioni per denunciare insulti nei loro confronti. Perché i meridionali (in questo caso, i napoletani) non agiscono nella stessa maniera? Se questi episodi ci sembrano tanto gravi, eppure nessuno denuncia, nessuno dice una parole, perché dovrebbero smettere? Fossi al loro posto, penserei legittimamente che, evidentemente, non costituisce loro una grave offesa. Per cui vado avanti. E lo esporto all'estero (vedi Liverpool dell'Europa League di due anni fa): nessuno in Italia ha mai detto una parola, perché dovrebbero dirmi qualcosa all'estero? Evidentemente, non è un insulto, per loro.
E come mai vige quest'omertà, questo disinteresse? Dove sono i rappresentati di e del Napoli? Dov'è De Magistris, il sindaco? Dov'è De Laurentiis, il presidente del Napoli? Dov'è Paolo Cannavaro, napoletano, il capitano? Sono sordi? Sono ciechi? Sono strafottenti? Direi che la terza opzione sia la più probabile.
I primi complici dello scempio che avviene quasi ogni domenica sono i napoletani stessi. E sono loro gli artefici di questa denigrazione. Nietzsche diceva che non impedire che un male evitabile avvenga equivale a commetterlo. Il rispetto è un diritto acquisito solo nel linguaggio della retorica. Il rispetto va guadagnato, sempre.
giovedì 30 agosto 2012
Tre petizioni che un meridionale che si rispetti non può non votare
La Storia dice che l'Unità d'Italia fu un'allegra festicciola al quale si permise a chiunque di parteciparvi e di portare da bere. Ma non fu così. O meglio, lo fu nella stessa misura in cui lo fu l'invasione Sovietica in Ungheria o la nazista in Polonia. Ma, a differenza delle altre due invasioni, degli altri due eccidi, i Meridionali sembrano non aver diritto nemmeno ad una Memoria.
Il milione (approssimando per difetto) di meridionali uccisi nel periodo di unificazione italiana e i 10 anni seguenti e gli innumerevoli altri costretti ad emigrare da ogni parte del mondo dicono che il nostro popolo non ha nulla da "invidiare" agli ebrei o agli ungheresi. Affinché questo gap venga colmato una buona volta, vi invito a firmare questa petizione per instaurare un Giorno della Memoria per i martiri meridionali caduti nel Risorgimento. In tal modo, faremo grossi passi avanti per la morte dell'Italia-colonia e la nascita della vera Italia unita. La petizione è la seguente:
Vi ricordo anche l'appello di Articolo 21 per la salvaguardia dell'Istituto degli Studi Filosofici di Napoli, il più importante del mondo, messo sotto sfratto, tagliato da parte a parte dalla feroce dittatura nordista di Monti, i cui libri versano in uno stato di profondo degrado in un capannone di Casoria, desolata e squallida.
Vi ricordo, inoltre, di votare Napoli, in qualità di unica città meridionale superstite, per farla entrare nelle città meraviglia del mondo. I primi 7 riceveranno l'ambito titolo.
VI RICORDO DI:
- Votare con più indirizzi email possibili.
- Votare NECESSARIAMENTE 7 città (se non avete idea, scegliete a caso).
- Si può votare NON PIU' di una città per nazione
- CONDIVIDERE CON OGNI MEZZO POSSIBILE. Abbiamo tempo fino a dicembre.
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mercoledì 6 giugno 2012
I 5 motivi per cui "Un Poeta per Amico" ha ucciso di nuovo Massimo Troisi
- SPUTTANAPOLI. La serata inizia subito col piede sbagliato. Si parte con un frammento di pochi secondi di uno sketch di Troisi in cui esclamava:"Nuje a Napule stamme 'nguaiate". Frase che, estrapolata dal contesto creato da Troisi, isolata dal suo discorso, lascia intendere cose pensate nemmeno lontanamente da Massimo. E poi, proprio quando credi che sia tutto frutto della tua immaginazione, quando credi che sia l'apice della tua paranoia, che sia tutta causa dei continui stimoli socio-politici a trovare l'insulto ovunque, ecco che si inizia a parlare di camorra. Perché? Cosa diamine c'entra la camorra in una serata dedicata ad omaggiare Massimo Troisi? Quei video di magistrati, di persone che lottano la camorra, sono assolutamente fuori luogo in una serata come quella che avrebbe dovuto essere. E allora capisci che uno dei leitmotiv della serata è quello di gettare un altro po' di fango su Napoli.
- PERCHE'? E' quello che mi sono chiesto durante tutta la serata. Cosa c'entrano personaggi del tutto estranei a Massimo Troisi come Massimo Ranieri? James Senese? Alessandro Siani? Non hanno alcun nesso questi personaggi, escludendo il fatto che sono napoletani tutti e tre. E allora uno vale l'altro? Qualsiasi napoletano può essere chiamato a omaggiare artisticamente Massimo Troisi? E cosa c'entra Imagine di John Lennon cantata in apertura? John Lennon stesso che legame ha con Massimo Troisi? E Fabrizio De André? E Giorgio Gaber? Tutti grandissimi artisti, giganti dell'arte e della musica, ma che proprio non c'entrano nulla in un omaggio a Massimo Troisi. Hanno messo decine di giganti in un calderone tentando di fare un purè, ma nessuno si è amalgamato, anzi, tutta la mancanza di idee e raffinatezze degli ideatori è venuta clamorosamente fuori.
- FILLER. E' proprio l'impressione che mi ha dato. In italiano suonerebbe con lo sgradevole suono di "riempitore". E' una tattica usata da molti registi per creare delle scene di vita quotidiana o dai creatori degli anime giapponesi per "allungare il brodo". Consiste, appunto, di creare delle scene senza alcun nesso con la trama originale senza, tuttavia, alterarla. Ma qui si doveva creare una serata appositamente per Troisi, non si doveva appiccicare alla bell'e meglio un'accozzaglia di attori e cantanti per restituir loro notorietà e per far diminuire la consistenza del mio portafoglio. Il tutto è solo parzialmente giustificato dalla presenza di due iniziative importanti per i terremotati dell'Emilia e per i bambini poveri malati di cuore. Capisco dare risalto a queste beneficenze, ma non siamo alla Partita del Cuore e, attirare persone col solo nome di Massimo Troisi è al tempo stesso scorretto, geniale e lodevole.
- E MASSIMO DOV'E'? In tutta questa centrifuga di artisti, cantanti e ospiti quanto credete che si sarà parlato di Massimo Troisi? Quanti minuti dei suoi film e dei suoi sketch si saranno visti in tutta la trasmissione? Chi dice che, tutte insieme, non superavano la mezz'ora ha ragione. Condoglianze a chi crede che hanno fatto venire un'indigestione di Troisi a forza di interviste e filmati. Da denunciare per truffa.
- STUPIDO ME. Sì, stupido me, stupidi noi che credevamo che l'informazione italiota avrebbe abbattuto le barriere architettoniche del pregiudizio e del razzismo innanzi un artista di tal calibro, stupido me che su Twitter ho scritto un commento beffardo nei confronti di chi guardava "Mammoni" su Italia 1, convinto di assistere ad uno spettacolo di indimenticabile caratura e cultura. Stupido me che ho dato fiducia alla Tv di regime che tiene in scacco noi meridionali.
mercoledì 23 maggio 2012
Martedì 22 maggio 2012: Napoli multato per fischi all'inno. Siamo tornati indietro di quasi 80 anni.
Oggi, maggio 2012, la prima condizione è mutata: non si imprigionano i dissidenti, ma li si emargina indirettamente. Il secondo è rimasto immutato, tranne per il fatto che non vige più la leva obbligatoria. Il terzo è appena ritornato in auge, precisamente il giorno martedì 22 maggio 2012, quando il Giudice Sportivo Tosel sentenzia che la Società Sportiva Calcio Napoli dovrà pagare una multa ammontante a 20 mila euro perché i propri tifosi hanno fischiato l'Inno nazionale.
Dopo le parole di Schifani, circa la sua indignazione per i fischi (e la sua totale indifferenza per i cronici cori razzisti) è arrivata la condanna ufficiale, accompagnata da ruggiti di approvazione di molte persone e da stampa nazionale. "Quegli sporchi terroni stanno fischiando l'inno portatore di democrazia, loro sconosciuta".
Questa multa è un chiaro segno di ritorno ad un orrendo passato, a vecchi metodi che noi credevamo spariti. Ora contestare l'inno è diventato un reato. Non pretendo mica giustizia per i beceri cori contro la tifoseria partenopea, quali "Vesuvio lavali col fuoco" e striscioni tipo "Benvenuti in Italia", "Ciao colerosi" eccetera, non voglio mica sanzioni per le squadre i cui tifosi aggrediscono ripetutamente i tifosi napoletani, non voglio mica la luna!
Non pretendo mica che venga a galla la vera Storia del Sud o le verità occulte sull'occupazione savoiarda, dicasi unificazione. Non pretendo certo che vengano rinominate le piazze dedicate a noti assassini come Garibaldi, Cialdini e Vittorio Emanuele. Non pretendo che venga chiuso il Museo dell'Orrore a Torino dedicato allo "scienziato" Cesare Lombroso, osannato il Italia, ripudiato dalla storia delle scienze, in cui sono esposti crani e scheletri dei "briganti" uccisi dalle truppe piemontesi che lo "studioso" esaminò per concludere che lo stereotipo del perfetto delinquente si rispecchia nei connotati del calabrese.
Non pretendo mica che vengano riconosciuti i primati del Regno borbonico o che vengano onorati gli sconfitti (usanza praticata in Paesi civili e uniti davvero come Giappone, Francia e Spagna) come Carmine Crocco e Michelina Di Cesare. Ma almeno rivendico il mio diritto a contestare, nei limiti del rispetto e della civiltà (e i napoletani non hanno commesso alcuna infrazione), qualcosa. I fischi all'inno sono un qualcosa da comprendere, da ascoltare. E' frutta di un'intolleranza verso e metodi italiani anti-meridionali che dovrebbe preoccupare molto gli uomini di governo. E' segno di un Sud cosciente di sé come non mai della propria cultura e del proprio passato insabbiato.
E' segno invece di barbarie, brutalità, razzismo, ferocia, ignoranza, totalitarismo, anti-democrazia con i quali si affronta e si è sempre affrontato tutto ciò che riguarda il Sud, di marchio tutto italiano. Quei quasi 30 mila fischi all'inno sono 30 mila bocche messe a tacere che gridavano aiuto per una verità che i professoroni razzisti al Governo si rifiutano di vedere. Martedì 22 maggio 2012 la democrazia è morta. Chissà dove arriveremo.
lunedì 21 maggio 2012
Caro Schifani, ti scrivo.
Egregio Onorevole Schifani,
Le scrivo questa lettera simbolica all'indomani del discusso episodio avvenuto durante la finale di Coppa Italia di calcio giocatasi tra Juventus e Napoli. Prima dell'inizio della partita, è stata chiamata la cantante Arisa ad intonare l'Inno di Mameli, sommersa di fischi.
Ciò ha suscitato lo sdegno Suo e della stampa nazionale, oltre che della cantante stessa. Durante l'intervallo, in un'intervista rilasciata a Rai 1, si è definisco "sconvolto" per quei fischi verso "un inno che deve unire, specie in questi giorni segnati da tragedie". La stampa e Arisa hanno seguito a ruota il canovaccio lanciato da Lei. "Brutto e inutile gesto", "incivili", "irrispettosi", "frustrati", "codardi", "ignoranti"; si sprecano, ormai, gli aggettivi usati per definire il gesto della tifoseria partenopea.
Eppure, tra tanti epiteti detti a vanvera, io li definirei in un'unico modo: orgogliosi. Ora, sicuramente le parrà strana questa mia definizione, preso da interrogativi e dilemmi esistenziali (come aumentare il mio vitalizio? Come far penetrare meglio le radici sulla mia poltrona?) ben più importanti della semplice Storia di un popolo .
Ebbene, Onorevole Schifani, deve sapere che la Storia di Napoli e del Sud in generale è ben diversa da quella scritta sui libri di storia italiana studiata a scuola. Non sto qui a spiegarLe questa Storia insabbiata e volutamente infangata. Sarebbe tempo perso e rischierei di mettere in secondo piano gli altri punti da trattare, senza contare che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. E' bene che sappia che, anche nella storiografia ufficiale, la verità riguardante un'unificazione non proprio condivisa, equa, giusta e solidale sta venendo a galla.
Ora, io sono una persona sempre molto realista (che, spesso e volentieri, viene confuso col pessimismo) e so bene che volere giustizia in Italia è un po' come pretendere la verginità da una prostituta. Per carità, non pretendo nemmeno che accada come Giappone, Francia e Germania in cui vige il culto degli sconfitti delle Guerre delle loro Storie; So bene che, come disse Einstein, è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio; Non pretendo assolutamente che si chiuda il Museo dello "scienziato"-killer Cesare Lombroso, ripudiato dalla comunità scientifica internazionale, osannato in Italia, che identificò lo stereotipo del perfetto criminale con i connotati del calabrese; che che scompaiano Piazze e Monumenti dedicati a noti assassini quali Garibaldi, Vittorio Emanuele e Cialdini. Non viviamo mica nel Mondo delle Fiabe!
Però, Onorevole, le chiedo solo di pensare, riflettere. Se non sbaglio di grosso, la Costituzione dice, a caratteri cubitali, che il popolo è sovrano. Ebbene, se una buona fetta di popolo ha deciso di fischiare un inno e viene etichettato come "balordo", "incivile", dalla politica e dalla stampa allora vuol dire due cose: a) Quella fetta non è da considerare popolo; b)Quel popolo viene sistematicamente ignorato. Temo, purtroppo, che valgano entrambe le ipotesi, con una leggera prevalenza della prima.
Ed è proprio questa la ragione che ha scaturito quei fischi. Se, anziché liquidare tutto con leggerezza e superficialità, si interrogasse sulle vere ragioni e, come Lei, tutti i governatori, a quest'ora l'Italia sarebbe sul tetto delle potenze economiche mondiali. Ma invece Lei non fa altro che perseverare nel vecchio gioco, questo sì molto molto italiano, di tapparsi le orecchie e chiudere gli occhi dove non conviene che si veda o si senta. Da quando l'Italia è nata il Sud è stato bistrattato e derubato. Grazie ad internet, la Verità sul Sud, su Napoli, è venuta a galla. Sempre più meridionali non si rispecchiano nell'inno, non lo sentono proprio, non lo vogliono. Ed etichettare tutto come inciviltà invece di ascoltare le ragioni di quelle persone è segno di prepotenza e di totalitarismo oltre che di crassa ignoranza.
Ora, io sono convinto che calcio, storia e politica siano un cocktail difficilmente miscibile e che uno sport non possa diventare una guerra o una manifestazione identitaria, anche a causa della scarsa preparazione culturale del frequentatore tipico di eventi calcistici. Per questo motivo non ho condiviso, anche se mi hanno fatto molto piacere, la presenza degli stendardi dell'antico Regno delle Due Sicilie, tanto demonizzato tra le pagine di storia, ma è un segno che il popolo napoletano non è più inerme, è cosciente della propria Storia affossata dallo Stato e dei suoi intrighi alle spalle.
In estrema sintesi: i fischi all'inno sono simbolo di insofferenza verso le istituzioni oppressive, verso lo Stato assente al Sud, verso la Storia bugiarda che infanga il Sud. In poche parole, è tutto ciò che avete nascosto sotto al tappeto e ora straripa, è il sassolino che diventa slavina, è il nodo che viene al pettine. E continuare ad ignorare simili segnali inequivocabili, se non si rivedono le politiche, la Storia, non si sa dove andremo a finire. Io noto un clima di Guerra Civile.
Fosse finita qui, Onorevole. Io mi rendo conto che Lei rappresenta la seconda carica dello Stato, fa parte di un partito di noti collusi con la camorra che ha tutto l'interesse nel tenere subordinato il Sud, rappresenta un partito che, fino a qualche mese fa, leccava i piedi a Borghezio, ha sostenuto una maggioranza che urlava in Parlamento:"Ho un sogno nel cuore, bruciare il tricolore" senza la minima indignazione e che, quindi, dovesse rispettare delle formalità dovute alla carica.
Ma allora, Onorevole, come mai non è stato equo nemmeno in tale prospettiva? Se il Suo compito è quello di condannare formalmente qualsiasi gesto che può sembrare troppo "spinto" come mai non si è accesa la Sua indignazione per il lancio di oggetti contundenti verso il settore napoletano dopo il vantaggio del Napoli? Come mai non si è indignato per i soliti, beceri, cori tipo:"Vesuvio, lavali col fuoco" e "Benvenuti in Italia" cantati da quasi 30 mila persone? Come mai non ho sentito la Sua indignazione per le, ormai, innumerevoli trasferte del Napoli nelle varie Firenze, Verona, Milano, Roma e la stessa Torino costellate da striscioni quali:"Ciao colerosi", "Vesuvio bruciali tutti" e "Sporchi terremotati"? Come mai la stampa non s'è indignata per simili scenari?
Non crede forse che questi siano oltraggi ben più gravi di una bordata di fischi all'inno nazionale? Non crede che l'Italia, se esistesse per davvero come Nazione e non come Commonwealth del Sud, uscirebbe dalle ossa rotte più da scenari come questi? Non crede, soprattutto, di aver infangato, con le sue parole, un nutrito gruppo di persone che esprimevano la propria opinione, concetto alla base di qualsiasi democrazia? Ah, già, dimenticavo, siamo in Italia, il Paese che invoca il Vesuvio e, appena accadono le tragedie, tutti scoppiano in lacrime di ipocrisia.
In fede,
The Dark Gladiator, un meridionale che vorrebbe essere italiano, ma non lo è per i diritti ed è più italiano di tutti quando si tratta di pagare.
lunedì 14 maggio 2012
FORA I SAVOIA... dalla toponomastica meridionale!
Qualcuno ha mai sentito parlare di una Via Hitler o Piazza Stalin? No, perché, giustamente, la Storia ha condannato questi due deprecabili personaggi a causa delle loro politiche disastrose e per i milioni di morti sulla coscienza di entrambi.
Noti gli eccidi, le torture e gli omicidi di Garibaldi, Cialdini, Pier Eleonoro Negri, Mazzini e altri macellai come mai ci sono in tutte le città italiane piazze e luoghi pubblici a loro dedicati? E' segno di una deprecabile arretratezza culturale che è legata indissolubilmente all'Italia come un gancio che ci costringe a portar dietro il marciume della Storia.
In altri Paesi, molto più civili, come il Giappone, la Germania e la Svizzera, dove hanno capito i propri errori passati, i libri sono stati riscritti, il progresso non si è fermato. L'Italia, invece, continuerà a rimanere attaccata ai discutibili personaggi che l'hanno "unificata.
Ancora una domanda. Come mai nelle città del Sud non sono presenti Piazze o opere pubbliche dedicate alla sua storia? La risposta corretta dovrebbe essere:"Perché non si vogliono lasciare stralci dei loro passati preunitari". In ogni caso sarebbe un gesto sbagliato, ma come mai al Nord ci sono strade e monumenti che traboccano di citazioni e nomi dei Medici, dei Savoia, degli Sforza, dei Papi che hanno scritto la storia del Vaticano?
Al Sud non c'è nulla dedicato, ad esempio, ai Borbone, salvo la statua equestre di Ferdinando I al centro di Piazza Plebiscito di Napoli e, sempre nell'ex capitale duosiciliana, Piazza Carlo III. E' stato persino svelto il busto di Ferdinando II dalla facciata di Palazzo Reale, raffigurante i Re di Napoli.
Senza tante prese in giro, al Sud è stata eliminata la memoria in maniera orwelliana e questi gesti ne sono la dimostrazione. Perché io, meridionale, devo avere le piazze delle mie città con nomi che mi sono estranei? Perché devo avere Piazza Garibaldi, Piazza Dante, Cavalleggeri d'Aosta, Piazza Amedeo, Piazza Trieste e Trento, Via dei Mille, Piazza Cavour, Via Firenze, Via Bologna, Corso Novara e scuole dedicate a Margherita di Savoia e Duchessa d'Aosta?
mercoledì 18 aprile 2012
Viva il Regno delle Due Sicilie (s.p.a.) !
Ebbene sì, non c'è una sola idea della quale non se ne sia servita la stupidità, per citare Musil. Il Regno dell Due Sicilie è, negli ultimi anni, oggetto di revisionismo storico: monarchia assoluta o illuminata? Terra di latifondo o di progresso? Borbone mecenati o retrogradi sovrani? E i "briganti" che si opposero ai piemontesi furono delinquenti o eroi? Difensori della Patria o dei loro clan "camorristici"?
Questi e molti altri quesiti interessantissimi che riguardano il Risorgimento stanno riemergendo. Ma, al di là dei meriti dei suddetti dubbi, ho avuto modo di imbattermi in cose che mi hanno lasciato esterrefatto: gadget con sopra impresso il simbolo duosiciliano di tutti i tipi, dalle bandiere ai cuscini, dalle tazze ai portachiavi.
Passato lo sgomento iniziale, mi sono tornate alla memoria le leggi della Storia, argomento di dispute filosofiche da Plotino a Nietzsche, da Epicuro a Hegel, secondo cui la Storia va avanti secondo leggi statiche ed immutabili e ogni processo del Geist hegeliano accada in funzione di queste. E mi sono tornati alla memoria anche gli anni adolescenziali del sottoscritto, in cui era più al di là che al di qua della sottile linea di demarcazione tra l'idealismo e l'ingenuità.
Erano anni passati con la voglia di cambiare il mondo, senza sapere che cosa sia effettivamente, di voler cambiare il futuro senza pensarci poi tanto. Erano anni passati con i falsi miti libertari e rivoluzionari del comunismo, della realizzabilità dell'anarchia, di personaggi come Bakunin. Erano anni passati con la divinità di Ché Guevara le cui biografie occupavano tutta una giornata, tra un canto di Pablo Neruda e un disco dei Pink Floyd. E proprio sulla figura dell'argentino vorrei soffermarmi.
Fu un indiscutibile mito di democrazia, di cambiamento, così in voga a quei tempi. Purtroppo è diventato, col passare degli anni, un marchio commerciale, capitalista (povero lui..) come l'Adidas o la Nike. La causa qual è? Chi può dirlo?! L'unica cosa certa è che lo hanno ucciso come nessuna spia statunitense, acerrimi nemici del Ché, avrebbe saputo fare. Il suo marchio è dappertutto, sui prodotti più impensati: maglie, felpe, cappelli, polsini, adesivi a mo' di immagine votiva che il popolino affigge sul retro della propria auto assieme a Maradona e a Padre Pio (non immaginando nemmeno l'imbarazzante lontananza tra i tre personaggi), persino sui pacchetti di sigarette.
Nel tentativo di renderlo immortale, paradossalmente, tutti lo hanno dimenticato. Ben pochi di coloro che espongono la sua effige sulla T-shirt conoscono la sua data di nascita o di morte, per non parlare delle sue missioni rivoluzionarie in Congo e in Bolivia. Se usassi dietrologia (che talvolta si confonde con intuizione) direi che sono stati proprio i servizi segreti della CIA, nota studiosa dei comportamenti della psiche umana, a inventare questo geniale metodo di distruzione di miti, a riuscire dove i dittatori del passato hanno fallito: se vuoi che un simbolo e qualsiasi cosa esso rappresenti venga distrutto e cancellato con bisogna vietarlo, bandirlo, cacciarlo, in modo da creare martiri. Bisogna sdoganarlo, bisogna ripeterlo ossessivamente finché non verrà connessa ad un'immagine comunissima e, come tale, priva di significato
Col Ché ci sono riusciti. Egli è stato umiliato come la sua ideologia, rivelatasi solo una fabbrica di miseria e distruzione, è morto insieme alle proprie idee di uguaglianza e democrazia che avrebbero potuto seriamente mettere in crisi "qualcuno". Ci sarebbero molti altri esempi da prendere in considerazione, ma reputo questo il più emblematico al fine della mia questione.
Lo stesso processo di sdoganamento è in atto verso il Regno delle Due Sicilie, portatore di un ritrovato orgoglio meridionale che potrebbe minare lo status quo nordista. Riprendendo l'esempio di Ché Guevara, le lobby nordiste governative (o, se risulta troppo paranoico, la gente che abbraccia simili teorie con la violenza e la superficialità di un tifoso allo stadio) potrebbero aver incentivato il mercato di tutti i gadget da me elencati precedentemente.
Così, bandiere, portacellulari, adesivi per frigo, poster e magliette sono mezzi con i quali si propaga, con un ultimo colpo di coda, la retorica savoiarda. Per cui lancio un appello a tutte le genti del Sud: non acquistate simili oggetti. Essi non hanno alcuna attinenza con il ritrovato orgoglio sudista, con la nuova vecchia identità; non sbandierate i vessilli borbonici negli stadi (leggi qui il mio articolo in proposito).
Lasciamo fare ai leghisti simili pagliacciate. Preoccupatevi di leggere, di documentarvi sull'argomento e di sviluppare i vostri pensieri e le vostre ricerche in maniera indipendente. Pensate con la vostra testa. Il vostro orgoglio meridionale si dimostra studiando la vostra Storia Vera, diventando cittadini esemplari, aiutando, con qualsiasi mezzo, la vostra terra.
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